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LUCA SCARABELLI

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Luca Scarabelli (Tradate, Varese, 1965)

 

Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, in spazi espositivi pubblici e privati, in Italia e all’estero, tra cui: PROGR, Bern; MAC, Museo d’arte Contemporanea, Lissone; Space4235, Genova; SRISA, Firenze; Musée Cantonal des Beaux-Arts, Lousanne; Mà arte, Aveiro, Portugal; La rada, Locarno; 91 mq Art project space, Berlin; Assab One, Milano; Viafarini, Milano; Museo Riso, Palermo; Meštrović Pavilion, Zagabria, Croazia; Museo MAGA, Gallarate (VA); Museo della Permanente, Milano. Nel 2014 fonda lo spazio espositivo dedicato alla ricerca e sperimentazione artistica contemporanea “Surplace” a Varese. Nel 2014 con Michele Lombardelli avvia il progetto di sperimentazione sonora “Untitled Noise”.

 

L'opera è sviluppata intrecciando discipline e media diversi, con continue sperimentazioni e indagini attorno al contatto/montaggio minimo e intimo tra elementi eterogenei.

 

Gli oggetti sono utilizzati per componimenti in rapporto fra loro e con lo spazio, le cose nella loro concretezza diventano "attori" in composizioni astratte. I collage sono minimi scivolamenti ed arresti, i disegni quando ci sono, sono post-disegni. I dipinti, vagamente all over, verificano la possibilità che la pittura si faccia un po' da sola e che accolga "gesti minori”, quelli di una pittura disorientata e in sottrazione, come forma di resistenza alla diffusione delle immagini del contesto odierno. La fotografia, incontrata per caso, è presa in prestito e non è autoriale. Il video è quasi un documento, un documentario del dialogo con la realtà delle cose, in cui il linguaggio specifico prova a sondarne le possibilità. La veduta delle cose, cose che se ne stanno immobili e mute.

 

C'è una particolare attenzione alla capacità delle forme di essere percepite come sistemi che esprimono senso indipendentemente dal significato, con specifiche riflessioni e ricerche su tematiche come il tempo e il senso dell’attesa, il momento in cui non succede nulla, l’assenza, la stasi, la tensione del surplace (una pausa carica di tensione) e l’infrasottile (nella specifica declinazione duchampiana il cui pensiero è ormai il ready made perfetto).

 

C'è una connessione di cose minori, laterali, per sondare gli aspetti reconditi del "mormorio" del mondo e costruire una relazione con un tempo che appare privo di accadimenti. La rappresentazione del mondo è realizzata di spalle e con la coda dell'occhio, con sguardo veloce e a tratti disinteressato, con un leggero fuori campo. Il senso delle opere è anche nello spazio che le separa e le lega nella distanza nella loro "lontananza intima", nel flusso emotivo che le attraversa "tra una percezione inquietante e un'azione esitante". Per vedere cosa succede nel momento in cui si sovrappongono due cose, due possibilità. Il sentiero è quello della non progettualità, esecuzione e concezione dell'opera vanno di pari passo.

 

L'opera è un movimento che viene pensato nell'attimo del suo arresto, è uno "stillstand". Una soglia "fra l'immobilità e il movimento", un campo vuoto, un "frammento di tempo allo stato puro". Il suo confine non è nella realtà ma nel reale, nella produzione di continui rapporti, un’estensione che crea “ambienti”, con cambiamenti minimi. Difficile da dirsi tanto come specificare un colore indefinito.

 

In corso d’opera un continuo impossibile riordino di frammenti, il cui senso ultimo sfugge, il cui significato ha bordi incerti e aporie, cambiamenti di vista, combinatorie diverse e sconnessioni, e l’affascinante senso della perdita (ciò che vediamo appartiene ad una non-storia, non ha una narrazione basata sulla causa-effetto, sullo specificato, anche se si intravede una trama sottile che unisce il tutto e che porta alla scoperta di un possibile significato, la stupefazione).

 

Lo stile, dove e quando emerge, artisticamente legato al concettualismo romantico, è austero e semplice. Difficilmente si ripetono gli stilemi e i dati in favore di una curvatura più ampia, per aprirsi ad una reinvenzione del senso continua, per una ricerca sempre in divenire in cui il mistero della scoperta e della sperimentazione rifiuta la ripetizione e la reiterazione. Il ricordo, la presenza è nell’interferenza, nell’ombra e nelle influenze che le opere del passato gettano su quelle presenti, rimandi sotterranei, sopiti, ma che agiscono oltre le apparenze mescolando le temporalità.

 

Alla fine il lavoro è pura febbre, attrazione e astrazione. Essendo un desiderio, un impulso, razionalmente non articolabile nella sua totalità, l’opera non comunica informazioni e non illustra nulla. L’importante è non farsi troppe domande e affidarsi all’intuizione e accogliere il dubbio. Il resto è un segreto.

 

Dipingo con le cose. Cose leggere, al limite dell'inutile. Appoggiavo cose.

Per maggiori informazioni e approfondimenti:
https://www.lucascarabelli.it/
https://lucascarabelli.wordpress.com/author/lucascarabelli/


Luca Scarabelli

Opere in Collezione

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